di Mirko Confaloniera
PAVIA – Il Trapani Basket Shark è stato ufficialmente escluso dal campionato di serie A di pallacanestro a causa di gravi irregolarità finanziarie e amministrative, culminate nel mancato pagamento di imposte e contributi, nonostante una serie di sanzioni precedenti (punti di penalizzazione) e il blocco dell’attività dopo alcune rinunce alle partite. Questa decisione della FIP ha annullato i risultati della squadra, con conseguente impatto sulla classifica generale, e ha portato alla fine della sua partecipazione al campionato, costringendo il club a ripartire da categorie inferiori. Valerio Antonini, ex numero 1 della pallacanestro trapanese, ha recentemente dichiarato che non si tratta di un addio al basket, ma di una ripartenza. «Sono pronto a ripartire in una nuova città e con nuovi stimoli» avrebbe confermato l’imprenditore, rilanciando le proprie ambizioni nel basket nazionale e portando con sé capacità di investimento, visione e un progetto strutturato, ma solo in un territorio disposto ad accettare una sfida di alto livello.
E qui si inseriscono gli ultras “Pavesi 2023”, nati da un paio d’anni dalle ceneri dei precedenti gruppi organizzati della curva Tribunetta del PalaRavizza, e rimasti senza squadra da tifare dopo la decisione maturata l’estate scorsa di non seguire più la Pallacanestro Pavia impegnata nel campionato di serie B/2, per alcune vicissitudini e screzi avuti con la dirigenza rossoblù. Nella giornata di ieri, martedì 20 gennaio, il gruppo ha postato sulle sue pagine social un comunicato stampa in cui si chiede (ironicamente? seriamente? non ci è dato saperlo per ora…) a mister Antonini di acquistare la Pallacanestro Pavia e di portarla fra le massime categorie del basket italiano. Per ora il comunicato degli ultras rossoblù ha fatto molto “rumore” e fra pagine facebook, instagram, forum e condivisioni varie ha toccato le 50 mila visualizzazioni in poco più di 24 ore.
Ecco il comunicato nella sua versione integrale:
“𝐀𝐥 𝐒𝐢𝐠. 𝐀𝐧𝐭𝐨𝐧𝐢𝐧𝐢,
lei ha detto di voler ricominciare.
Di voler salvare i titoli, di voler ripartire da un’altra città dopo il disastro di Trapani.
Bene. Allora guardi verso 𝐏𝐚𝐯𝐢𝐚.
Qui non cerchiamo un padrone che scappi al primo vento contrario.
Qui c’è una 𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚, una maglia che non ha bisogno di essere inventata, una piazza che non chiede favori ma 𝐩𝐫𝐞𝐭𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨.
Pavia non è una scorciatoia, non è una “operazione di facciata”.
È una città ferita da anni di promesse mancate, di silenzi, di mediocrità accettata.
Ed è proprio per questo che 𝐡𝐚 𝐟𝐚𝐦𝐞, una fame vera, di pallacanestro vera.
Se lei vuole davvero “salvare i titoli”, sappia una cosa:
I titoli non si salvano con le carte, 𝐬𝐢 𝐬𝐚𝐥𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐢𝐥 𝐬𝐚𝐧𝐠𝐮𝐞 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢𝐯𝐨, con investimenti chiari, con la faccia sempre davanti e mai nascosta.
Qui non applaudiamo i comunicati stampa.
Qui applaudi solo se 𝐯𝐢𝐧𝐜𝐢, se 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐢, se 𝐨𝐧𝐨𝐫𝐢 𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚.
Rilevare la 𝐏𝐚𝐥𝐥𝐚𝐜𝐚𝐧𝐞𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐏𝐚𝐯𝐢𝐚 𝟏𝟗𝟑𝟑 non sarebbe un ripiego.
Sarebbe una scelta di coraggio.
Sarebbe dimostrare che dopo Trapani ha imparato qualcosa:
che il basket non è un giocattolo,
che le piazze non sono pedine,
che la gente non si compra.
Se cerca solo un posto dove riciclarsi, guardi altrove.
Se invece vuole una città che, quando la rispetti, 𝐭𝐢 𝐬𝐞𝐠𝐮𝐞 𝐨𝐯𝐮𝐧𝐪𝐮𝐞, allora Pavia è pronta.
Ma sia chiaro fin da subito:
qui non si viene a passare.
𝐐𝐮𝐢 𝐬𝐢 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐛𝐚𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞.
La palla ora è nelle sue mani.
Noi, come sempre, saremo sugli spalti.
A giudicare i fatti, non le parole.
𝐏𝐚𝐯𝐢𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐚.
𝐏𝐚𝐯𝐢𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐬𝐯𝐞𝐧𝐝𝐞.
𝐏𝐚𝐯𝐢𝐚, 𝐬𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐠𝐥𝐢, 𝐭𝐢 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨.
Firmato: 𝐂𝐡𝐢 𝐚𝐦𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐜𝐨𝐥𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐭𝐞 𝐞 𝐜𝐢 𝐬𝐚𝐫𝐚̀ 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐨𝐩𝐨”.


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