di Mirko Confaloniera

VOGHERA – Se sia il Pavia Calcio che l’Oltrepò Fbc (0-0 in casa della Virtus Bergamo) guardano con un po’ più di ottimismo al proprio immediato futuro, chi sembra invece tagliato ormai fuori da ogni lotta salvezza, e rassegnato al più truce dei destini, è la AVC Vogherese, fermata sul pari interno dalla Varesina per 0-0 e da una nuova penalizzazione di 4 punti, che spinge i rossoneri sempre di più sul fondo della classifica. A proposito di via Facchinetti: nei giorni scorsi è girato sul web un interessante editoriale pubblicato su PaoloZerbi.com (nota pagina web sportiva di calcio “minore”). In questo lungo articolo si parla (finalmente) in maniera chiara e non più approssimativa della reale situazione del club e di un “futuro societario parecchio annebbiato”. Condivido anche il fatto che sia triste vedere che il rischio (fondato) per una piazza storica come la Vogherese di sparire un’altra volta (come nel non lontano 2013) “non importi quasi a nessuno” (cit.). Per il resto, però, non condivido quasi più nulla dell’articolo firmato da Edoardo Discacciati e vi spiego il perché.

Fin dalla stagione 2022/23, quella della promozione della Vogherese in serie D, si sentiva che qualcosa in quella gestione societaria non funzionasse. Quella estate culminò con le lettere di una decina di giocatori che mettevano “in lodo” la società rossonera, “rea” di non pagare stipendi da parecchi mesi. Il presidente Cavaliere condannò l’affronto, la stampa locale minimizzò e tese a dimenticare: anzi, verso il mese di agosto sulle pagine del quotidiano provinciale si iniziava a parlare addirittura di obiettivi farseschi come “andare in serie C”, seppellendo sotto la sabbia una situazione economica che marciva sempre di più e che prima o poi sarebbe implosa (al posto della serie C, infatti, arrivarono risicate salvezze all’ultima giornata e ai play-out). Tuttavia, il tifoso medio rossonero era più euforico nell’aver vinto il derby del 3 aprile 2023 e di aver raggiunto la 4° serie nazionale, e – un po’ come i topi dietro al Pifferaio di Hamelin – danzava dietro slogan societari del tipo “quest’anno anDiamo al mare” (in riferimento alle trasferte liguri) o a colpi di mercato resi sensazionalistici da comunicati stampa e da articoli di giornale ad hoc.

Possibile che fosse più importante riempire il “Parisi” con 2.200 spettatori occasionali, vincere un derby al 91° minuto, piuttosto che assicurarsi che la Voghe potesse avere un futuro stabile in serie D? Evidentemente sì. Perché molti, almeno la maggioranza di quei 2.200 pseudo-tifosi di quella domenica, hanno reagito così. E, allora, ecco dove arriva il dissenso: a questi conti, mi spiace dirlo, ma la retrocessione e il possibile fallimento della Vogherese il tifoso rossonero un pochino se li merita. Perché in due-tre anni nessuno ha fatto nulla per evitare questa tragedia, trasportati dall’idea di essere in una categoria superiore a quella del capoluogo. Ma mentre sul “Titanic-Voghera” si consumava pian piano la tragedia dell’affondamento, proprio da Pavia c’era da prendere esempio, con il gesto di acquistare il marchio storico all’asta fallimentare (sborsando 25.000 euro di tasca collettiva), revocarlo al club di via Alzaia, restare un lungo anno senza squadra da tifare – proprio in quello della promozione in D – e di concederlo, invece, alla società Athletic Pavia, per ripartire dal punto più basso della storia del calcio pavese, ovvero la 1° Categoria provinciale, ma con più identità e passione. Una scelta forte e coraggiosa, ma che merita rispetto: sicuramente più di chi si è fatto abbindolare per anni da false promesse e oggi si risveglia “piangina” in un naufragio senza più scialuppe di salvataggio.

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