
Dai fischi per il passato con la maglia dei cugini ed eterni rivali del Voghera a metà degli anni Novanta fino ai paragoni con Ringhio Gattuso e a diventare l’idolo della tifoseria pavese: Andrea Aldo Preite, Aldone per la tifoseria pavese, nasce a Taranto il 2 maggio 1977. Cresciuto nel vivaio del Voghera, debutta nel calcio professionistico a metà degli anni Novanta. In campo è uno di quei calciatori che ogni allenatore vorrebbe avere: per la propria grinta, per il proprio temperamento, per il proprio animus pugnandi. Abile tanto in fase di spinta sulla fascia quanto in marcatura e nel gioco aereo, è il classico giocatore che può ricoprire più ruoli in fase difensiva, si distingue per affidabilità, continuità di rendimento e leadership.
Dopo cinque stagioni che lo vedono protagonista tra C2 e serie D coi colori rossoneri, riassapora la quarta serie nazionale con il Sudtirol, voluto fortemente da Mister Giuseppe Sannino, dove colleziona 20 presenze, prima di venire notato dalla Robur Siena, militante in serie B, che lo mette sotto contratto per la stagione 2000/2001. Tuttavia, non riesce ad esordire nel campionato cadetto, e al termine della stagione passa da una maglia bianconera all’altra: riparte infatti dalla C2 con il Meda, dove ad allenarlo ritrova Sannino, ma anche quella nelle file dei brianzoli è un’annata poco fortunata, che termina con una retrocessione, fortunatamente cancellata dal ripescaggio. Dopo due stagioni no, Preite nella stagione 2002/2003 riparte da Pavia, dove l’obiettivo dichiarato è il ritorno in C1 dopo 12 anni d’assenza: per centrarlo, la famiglia Calisti punta su un mix di gioventù ed esperienza, ma anche sulla voglia di riscatto di giocatori vecchi e nuovi. Tra cui proprio Aldo Preite, che nel giro di poco tempo passa da rivale (si pensi che nel corso della stagione precedente durante un Pavia Meda terminato a reti bianche venne fischiato per i suoi trascorsi con la maglia della Voghe) ad amico, che nel giro di breve tempo diventa l’idolo della Curva Nord, che spesso e volentieri canta il suo nome, e dove vengono esposti alcuni striscioni, pezze e due aste in suo onore: memorabili il due aste Pazzo per l’Aldone, e l’eloquente striscione Aldone pensaci tu!.

Nella sua prima stagione in maglia azzurra, gli azzurri di Mister Torresani centrano l’obbiettivo del ritorno in C1 dopo un duello avvincente con il Novara, l’Aldone colleziona 28 presenze, e da buon appassionato di Diego Abbatantuono che gli vale il soprannome di Aldone con viulenza, compie il rito scaramantico di guardare il film Viulentemente Mia una sera sì e una no, affermando che gli porta bene: sarà così ai fini della rincorsa alla promozione. Gli azzurri tornano dunque in terza serie, Preite svolge la preparazione e il precampionato con il Pavia ma negli ultimi giorni di mercato passa al Varese, fortemente voluto ancora una volta da Beppe Sannino, venendo così coinvolto in un doppio scambio che lo porta in biancorosso insieme a Lorenzo Liverani: al Pavia andranno Alberto Gruttadauria e Roberto Bandirali, che, ironia della sorte, ritroverà proprio in azzurro l’anno successivo, insieme ad un altro illustre ex difensore biancorosso: Edoardo Gorini.
L’esperienza con la maglia del Varese di Preite si apre con un match di campionato disputato tra le mura amiche dello stadio Ossola proprio contro il Pavia, che si conclude a reti bianche: al termine della stagione il Pavia retrocede in C2 all’ultimo posto, così come il Varese – la cui conduzione tecnica nel frattempo è passata da Sannino a Beruatto – che arriva sedicesimo in campionato e perde i playout con la Reggiana. Di lì a poco arriverà il fallimento della società, che ripartirà dall’Eccellenza: Preite, svincolato, come accennato, torna dopo una sola stagione al Pavia, che nel frattempo è stato ripescato in C1.

Contro ogni pronostico, il Pavia disputa un campionato di vertice, raggiungendo il terzo posto, miglior risultato dai primi anni Cinquanta, quando il Cav. Fortunati portò il Pavia in serie B. Il piazzamento dà diritto agli azzurri di disputare i playoff per decretare la seconda promozione nel campionato cadetto, dove i ragazzi di Mister Marco Torresani trovano sul loro cammino il Grosseto, arrivato quarto al termine della regular season. Come da regolamento, la gara di andata si disputa in casa della peggio classificata: sul campo la sfida termina 1-1, grazie alle reti di Cecchini per i Maremmani e di Emanuele Chiaretti per il Pavia, ma è da ricordare un curioso episodio avvenuto proprio nei minuti finali. Il Grosseto tenta uno degli ultimi disperati assalti verso la porta difesa da Walter Bressan, con Pellicori che pare destinato a realizzare inesorabilmente il gol del raddoppio per i grifoni lanciato a rete ma interviene il numero 5 azzurro che corrisponde proprio al nome dell’Aldone, che si immola a difesa della propria porta: ai microfoni, nel post partita, racconterà che il suo diretto avversario al termine dell’azione gli avrebbe chiesto in modo piuttosto veemente da dove fosse sbucato. Un altro curioso siparietto, facilmente reperibile in rete, si è verificato nel derby col Novara vinto per una rete a zero giocato in notturna, nel quale l’Aldone riprende “viulentemente” il compagno di squadra Ceccarelli, reo di aver proferito qualche protesta di troppo. Nella gara di ritorno dei playoff, il Pavia, grazie ai gol di Zizzari e Fasano vince 2-0 e arriva in finale, dove però la spunta il Mantova della bestia nera Caridi e dei tre tenori Hubner-Poggi-Graziani.

Le ambizioni di serie B in casa azzurra restano immutate anche per l’anno successivo: stavolta il Pavia dimostra di aver imparato dai propri errori, ripartendo proprio dalla difesa, con la conferma in blocco della linea maginot Preite-Gorini-Bandirali che aveva dato prova di solidità nella stagione appena andata in archivio.
Nella stagione 2005/2006, nonostante qualche problema fisico di troppo, l’Aldone entra per due volte nel tabellino dei marcatori: la prima volta nella Coppa Italia dei grandi (TIM Cup) contro il Monza, che permette agli azzurri di andare ai calci di rigore, che permetteranno a Preite &co. di qualificarsi al turno successivo contro il Bari, dove verranno tuttavia a loro volta eliminati proprio ai calci di rigore. La seconda, invece, contro il Novara, in un derby infuocato dove il Pavia espugna il Piola con il risultato di 2-1: al vantaggio iniziale dei piemontesi di Rubino risponde un calcio di punizione che proprio l’Aldone calcia di potenza e che si infila alle spalle di Doardo. Il gol decisivo lo metterà a segno Veronese, mentre il portiere azzurro Casazza proprio in zona Cesarini compie una parata salva risultato molto simile a quella di Zoff al Mundial 82, inchiodando il pallone sulla linea di porta.

La stagione 2005/2006 si conclude con gli azzurri che disputano di nuovo i playoff, ma perdendo il doppio confronto con il Monza, il Pavia decide allora, come accaduto tre anni prima, di rinunciare nuovamente alle prestazioni di Preite, che si accasa in C2 al Carpenedolo: curiosamente, per ben due volte di fila, negli anni immediatamente successivi alla cessione del difensore di origini pugliesi, il campionato azzurro sia terminato con la retrocessione. Dopo la parentesi al Carpenedolo, Preite torna a calcare i campi della C1 per altre tre stagioni: due con la maglia della Pro Sesto e una tra Como e Varese (allenato, ancora una volta, da Beppe Sannino), prima di tornare, per la terza volta, nella sua amata Pavia, questa volta indossando anche la fascia da capitano.
Il nuovo allenatore degli azzurri, che tramite il ripescaggio sono riusciti a tornare in quella C1 che, dopo quattro stagioni di assenza avrebbero meritato di ottenere sul campo nella stagione precedente, è Gianluca Andrissi, che fin da subito riconosce ed esalta le doti di Aldone: gli anni passano anche per lui, e se nelle precedenti esperienze prediligeva agire sulla fascia, nella sua ultima parentesi da calciatore viene impiegato come difensore centrale,in una squadra che parte bene ma che nel corso della stagione conosce diversi momenti di difficoltà, che raggiungono il culmine all’indomani della sconfitta di Ravenna, a seguito della quale Andrissi viene sollevato dall’incarico e sostituito da Benny Carbone, che da pochi mesi ha appeso gli scarpini al chiodo per dedicarsi alla carriera da allenatore. Il cambio dà i frutti sperati, il Pavia è in salute ma le sconfitte con Alessandria e Sudtirol sembrano condannare gli azzurri alla disputa dei playout. Ai quali, però, finisce il Ravenna per illecito e conseguente penalizzazione di sette punti, alla vigilia dell’ultimo turno di campionato, nel quale gli azzurri battono la Reggiana grazie a un’autorete di Aya e al gol di Ferretti e possono festeggiare la permanenza in C1: pochi giorni dopo, capitan Preite annuncia l’addio al calcio giocato: 118 presenze e 2 reti il suo bottino in maglia azzurra, prima di intraprendere la carriera alla scrivania, da Direttore Sportivo.

Terminata l’attività da calciatore, Preite intraprende dunque immediatamente il percorso dirigenziale entrando proprio nell’organigramma del Pavia Calcio, grazie ai buoni rapporti con la famiglia Zanchi proprietaria del club, dove a seguito dell’addio di Moreno Zocchi, accasatosi allo Spezia, opera nell’area tecnica occupandosi di scouting e supporto alle operazioni di calciomercato. Pur non avendo a disposizione un enorme budget, compie un vero e proprio miracolo riuscendo a portare in azzurro diversi prospetti interessanti, a cominciare da Mattia Sprocati, protagonista in svariate piazze di A, B e C, e quel Filippo Falco, definito il Messi del Salento dagli addetti ai lavori: il suo apporto sarà determinante per la salvezza del Pavia, conquistata solo dopo la disputa dei playout contro la Spal, in una stagione tribolata prima dell’avvento di Giorgio Roselli sulla panchina azzurra, prima di vestire le maglie di Lecce e Bologna nella massima serie. Tra i calciatori portati in azzurro dal DS Preite da segnalare anche Capogrosso, Cesca, Statella e Cinelli. Ma anche di Giacomo Beretta l’anno successivo, dove arriva un’altra salvezza in C1, questa volta più tranquilla della precedente.
Passa al Carpi, dove ricopre il ruolo di Responsabile dell’Area Tecnica, contribuendo alla pianificazione sportiva e alla costruzione della rosa che ottiene la prima, storica promozione in serie A, ma che l’anno seguente conclude il campionato al diciottesimo posto, retrocedendo insieme al Frosinone e al Verona. Torna quindi in azzurro, in veste di Direttore Sportivo, vivendo le ultime, concitate fasi della presidenza cinese nel 2016, prima del fallimento. L’anno successivo viene passa al Chiasso, in svizzera, ultima esperienza dirigenziale prima di proseguire la propria carriera nel mondo del calcio come procuratore e intermediario sportivo, collaborando con la MVP Agency, occupandosi della rappresentanza di calciatori, della consulenza contrattuale e del supporto allo sviluppo delle carriere professionistiche, con particolare attenzione ai campionati italiani di Serie C e Serie D.


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