L’ultimo turno del campionato di Serie A è stato contrassegnato da un dato curioso, capace di strappare un sorriso ai tifosi pavesi: all’Arena Garibaldi di Pisa è andato in scena lo scontro salvezza tra Pisa e Cagliari, terminato 3-1 in favore dei padroni di casa. Dopo il rigore di Moreo, il gol del momentaneo pareggio è stato realizzato da Leonardo Pavoletti, del quale vi abbiamo già parlato proprio in uno degli articoli di questa nostra rubrica amarcord, mentre la doppietta decisiva è stata realizzata dal capitano dei nerazzurri Antonio Caracciolo. In parole povere: tre delle quattro reti realizzate sono state messe a segno da due nostri eroi azzurri, Pavoletti e Caracciolo, che seppur solo per metà stagione sono stati anche compagni di squadra. Le loro carriere e le loro prestazioni testimoniano che negli anni a Pavia si sono messi in mostra diversi giocatori che hanno spiccato il volo verso i grandi palcoscenici.

Antonio Caracciolo nasce a Tempio Pausania il 30 giugno 1990 da madre sarda, originaria della Gallura e da padre milanese ed ex difensore del Tempio negli anni Ottanta: la famiglia si trasferisce a Milano quando Antonio ha appena due anni, tuttavia il legame con la Sardegna rimane forte. Antonio, da calciatore cerca fin da subito di ripercorrere le orme del padre: cresce nelle giovanili dell’Inter, dove viene notato dall’allora DS azzurro Moreno Zocchi, che dopo essersi distinto in campo in qualità di ministro della difesa, dietro la scrivania porta a vestire la camiseta azzurra diversi calciatori di spessore.
Caracciolo colleziona le prime presenze in maglia azzurra in Coppa Italia di Serie C nella stagione 2007/2008, di transizione dopo la retrocessione in C2 dell’anno precedente, mentre in campionato viene buttato nella mischia nel bel mezzo di un pirotecnico Pavia-Pizzighettone vinto dagli azzurri per 4-3, disputando una gara senza particolari sbavature. Nelle gerarchie di mister Mangone, Caracciolo parte dietro i più esperti Fogacci, Belotti, Acerbi e Ricci, ma dà sempre il suo prezioso contributo quando chiamato in causa e già si intravedono le sue qualità e i suoi ampi margini di miglioramento.
Se nel campionato 2007/2008 gli azzurri si salvano vincendo i playout con la Caravaggese, l’annata seguente è condizionata dal caso Menicozzo, dove il Pavia, per aver schierato il suddetto giocatore che non aveva mai scontato un turno di squalifica inflittogli nella stagione precedente, viene penalizzato di 5 punti, cosa che, dopo aver disputato un campionato tutto sommato tranquillo, lo costringe a lottare per la salvezza fino all’ultima giornata. Salvezza che otterranno matematicamente al Fortunati contro la Sambonifacese grazie a una doppietta di capitan Benny Carbone, ma che porta anche la firma di Antonio Caracciolo: tre settimane prima, a Valenza, sotto una pioggia torrenziale, gli azzurri stanno perdendo 2-1, quando, nei minuti finali, cercano insistentemente il gol del pareggio e lo trovano quando manca un giro d’orologio al novantesimo sugli sviluppi di un corner. Batte Carbone, nella mischia in area di rigore il Pavia trova la zampata vincente di Antonio: sarà questo il suo primo ed unico, ma importantissimo, gol con la maglia del Pavia: da lì parte lo slancio decisivo per la salvezza.

Antonio fa parte della rosa azzurra anche per la stagione 2009/2010, dove, come ricordato sopra, è stato compagno di squadra anche di quel Leonardo Pavoletti che ha ritrovato da avversario sul rettangolo verde proprio domenica scorsa. Colleziona 7 presenze, mantenendo il suo ruolo di buon rincalzo, tuttavia durante il mercato gennaio il Pavia non vuole lasciare niente di intentato per provare a tornare nella ex C1 che da un anno ha assunto la denominazione di Lega Pro, Prima Divisione, ed è proprio negli ultimi giorni di trattative che Antonio viene sacrificato sull’altare della tattica e del mercato: dopo aver totalizzato 21 presenze e 1 rete tra campionato e coppa Italia, passa alla primavera del Bari in prestito, dove si mette in mostra durante il Torneo di Viareggio. Dopo il rientro dal prestito, il Pavia lo cede al Genoa a titolo definitivo: tale operazione frutta nelle casse degli azzurri ben 110mila euro. I liguri, dopo averlo prelevato, lo cedono al Gubbio: in quella stagione, sotto la guida di Vincenzo Torrente e grazie all’apporto di diversi giocatori cresciuti nel vivaio del Genoa e della Juventus, gli umbri ottengono una storica promozione nel campionato cadetto. Passa poi al Brescia, che dopo una stagione in B lo cede in prestito alla Cremonese in C1.
Al termine del prestito è fuorirosa alle rondinelle, ma in un secondo momento viene reintegrato e negli anni seguenti ne diventa il capitano.
Passa poi al Verona, dove milita per tre stagioni, ottenendo due promozioni dalla B alla A. Nella stagione della massima serie l’Hellas retrocede al penultimo posto, tuttavia Antonio a livello personale si toglie la soddisfazione di segnare due gol pesanti: il primo, al Milan di Rino Gattuso; il secondo, per ironia della sorte, sempre nel corso del mese di marzo, da capitano nel derby con il Chievo. Dopo un’altra stagione in B, nuovamente all’ombra del Torrazzo, Antonio passa al Pisa, dove milita tuttora: dopo diverse stagioni in serie B e una finale playoff persa, nella città della torre pendente Caracciolo diventa il capitano della rosa che, dopo trentaquattro anni di assenza, conquista una tanto agognata quanto storica promozione in serie A. Nella stagione attuale è stato impiegato regolarmente, da Gilardino prima e da Hiljemark poi, e proprio lui che i gol deve cercare di impedirli, domenica scorsa, con la sua doppietta personale, proprio contro la squadra del capoluogo della sua Sardegna, ha raggiunto il punto più alto della sua personale stagione, se non addirittura della carriera, dove con ogni maglia che ha indossato si è distinto per leadership e concretezza.

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