
Ci sono carriere che non si misurano soltanto con i trofei vinti e i traguardi raggiunti, ma con il segno che si lascia nei luoghi attraversati. Come quella di Lorenzo Carotti: originario di Jesi, nasce il 31 gennaio del 1985. Dedizione, leadership e numerosi momenti chiave ne hanno definito il valore tecnico e umano. Una vita da mediano, parafrasando il Liga. Infatti, sul rettangolo verde, ciò che preferisce è rincorrere gli avversari fino allo sfinimento, contrastarli agendo da autentico mordicaviglie e rubapalloni. Bravo in fase di recupero, ma anche di rilancio: è dotato infatti di un mancino educato, e talvolta non disdegna la conclusione verso la porta avversaria…
Cresciuto nelle giovanili del Parma, si mette in luce nella Primavera gialloblu di Davide Ballardini, formandosi in un ambiente d’èlite, dove assimila disciplina tattica e cultura del lavoro. Esordisce nei professionisti all’età di 18 ammi, con il Como, prima vera palestra tra i grandi, utile a prendere confidenza con ritmi e responsabilità di un centrocampo chiamato a tenere insieme squadra e gioco. I lariani navigano in cattive acque, e concluderanno la stagione all’ultimo posto, ma in questo contesto il mediano di Jesi è un titolare fisso, sempre uno degli ultimi a mollare, e colleziona 32 presenze condite da due gol. Dopo il fallimento della società lariana, passa in comproprietà con il Parma, che ne detiene il cartellino, alla Cremonese: nella città del Torrazzo calca i campi della serie B nella stagione 2005/2006, tuttavia a fine stagione i grigiorossi retrocedono in serie C1. Lorenzo viene riconfermato anche per la stagione successiva e nell’estate del 2007 la sua comproprietà viene risolta a favore della Cremonese, con la quale raggiunge e supera le cento presenze, disputando anche due finali perse per il ritorno nella serie cadetta, nel 2008 e nel 2010. Sono gli anni in cui Carotti consolida il proprio ruolo di equilibratore, continuando ad agire in qualità di interno di centrocampo affidabile, intelligente, capace di leggere le partite.

Come vi abbiamo raccontato nell’articolo Il Pavia nel giorno del suo compleanno, talvolta le partite degli azzurri disputate intorno al 3 novembre si sono rivelate delle vere e proprie sliding doors: il 5 novembre 2006, Carotti è in campo al Fortunati con la sua Cremonese contro il Pavia, in una partita terminata 1-1. In quella stagione, il Pavia retrocede in serie C2: tornerà in Lega Pro Prima Divisione (ex C1) soltanto nella rovente estate 2010, grazie al ripescaggio, ottenendo quel salto di categoria che avrebbe comunque meritato sul campo. Urgono dunque rinforzi, ed è così che nel pieno del calciomercato, a pochi giorni dall’esordio a Lumezzane, la società di via Alzaia ufficializza l’ingaggio del forte centrocampista, che in breve tempo diventa il motore del centrocampo del Pavia ed entra nel cuore dei tifosi azzurri, diventando, come vedremo a breve, capitano proprio nella stagione del Centenario: il Pavia di Gianluca Andrissi parte bene in campionato, ottenendo un pari a Lumezzane e due vittorie consecutive interne: contro la Paganese (1-0) e prendendosi la rivincita sullo Spezia che li aveva eliminati ai playoff pochi mesi prima (2-1). C’è curiosità ed entusiasmo tra i supporters pavesi per il ritorno nella terza serie nazionale e per i tanti volti nuovi: il biondo centrocampista ex Cremonese conquista subito tutti, tanto che qualche tifoso, vedendolo in azione, afferma che “Carotti è il nostro Davids bianco”.
Se l’inizio è stato promettente, lo stesso non è stato per il prosieguo: tre sconfitte di fila ridimensionano le ambizioni del Pavia, che ritrova il successo soltanto al Voltini di Crema, imponendosi per 2-1: sarà l’unica vittoria esterna della stagione. Al giro di boa gli azzurri arrivano in zona playout, e alla prima di ritorno crollano tra le mura amiche del Fortunati (1-4) sotto i colpi del Lumezzane, sembrano rimettersi in carreggiata per la salvezza diretta anche grazie ai nuovi innesti in attacco portati dal mercato di gennaio (Eusepi e il cavallo di ritorno Marco Veronese). A Ravenna, tuttavia, la doppietta dell’ex Paolo Rossi spedisce gli azzurri nella palude dei playout. Serve una scossa: esonerato Andrissi, subentra Benny Carbone, che dopo essere stato leader in campo negli ultimi anni della sua carriera da calciatore vuole confermarsi anche in panchina. Il cambio dà i frutti sperati con la vittoria interna sul Pergocrema, il pirotecnico 5-4 sul Sorrento, i pareggi di spessore contro la capolista Gubbio e l’Hellas Verona. Alla vigilia dell’ultima di campionato, il Ravenna viene penalizzato per illecito sportivo: agli azzurri basta dunque la vittoria contro la Reggiana del loro ex allenatore Amedeo Mangone per ottenere la salvezza diretta.
Nonostante qualche problema fisico nel finale di stagione, dove si vede la differenza tra un Pavia con e senza il mediano jesino in campo, Carotti termina la stagione collezionando 29 presenze, risultando sempre tra i migliori in campo, dettaglio che gli vale il coro che gli dedicano i tifosi ogni partita: “noi vogliamo undici Carotti”, e all’indomani della salvezza raggiunta, quando la società di via Alzaia lancia un sondaggio sul proprio sito ufficiale per votare il migliore azzurro della stagione, per il numero 4 azzurro è un vero e proprio plebiscito.

A seguito dell’addio al calcio giocato di Aldo Preite che nel frattempo è passato alla scrivania (vedi articolo a lui dedicato), tocca a Lorenzo Carotti indossare la fascia da capitano nella stagione del Centenario. Anche nella sua seconda stagione in maglia azzurra, Lorenzo dà tutto in campo, tuttavia il girone di andata è da dimenticare: in panchina si avvicendano Domenicali, Pergolizzi e Sangiorgio, e sul campo gli azzurri raccolgono la miseria di 9 punti. Questo lo score alla fine del girone di andata. Dopo la sconfitta esterna di Carpi, arrivata grazie al più classico dei gol dell’ex siglato da Eusepi, al posto di Sangiorgio viene chiamato Giorgio Roselli, soprannominato il santo dalla torcida pavese: dal suo avvento in panchina, in una situazione che chiunque avrebbe pensato irreversibile, gli azzurri conoscono una sola sconfitta, a Benevento. Dopo i pareggi con Monza e Foligno, gli azzurri tornano al successo tra le mura amiche, che mancava da oltre quattro mesi, contro la Spal, grazie a un gol di Cesca al novantesimo, ed otterrà quattro importantissimi successi esterni a Viareggio, Foggia, Lumezzane e Vercelli: in queste ultime due trasferte, determinanti saranno i soli ed unici due gol messi a segno in maglia azzurra proprio da capitan Carotti. Diversi pareggi importanti, arriveranno tra le mura amiche del Fortunati, oltre alla vittoria con il Como. Al termine della regular season il Pavia riesce ad evitare l’ultimo posto, condannando il Foligno alla retrocessione diretta in C2: ai playout trovano la SPAL, meglio posizionata in classifica, per questo motivo gli uomini di mister Roselli sono obbligati a vincere, e dopo la gara di andata a reti bianche del Fortunati, il Pavia è corsaro al Paolo Mazza di una Ferrara già martoriata dal terremoto dei giorni precedenti ed in piena crisi societaria: le reti di prepotenza di Alessandro Cesca e di Mattia Marchi, sfruttando un errore del diretto avversario (Ghiringhelli, anche lui futuro azzurro, ndr) firmano una salvezza che pochi mesi prima sembrava una chimera.
Non tutti sanno che tra gli interessi extracalcio del capitano azzurro ci sono non solo la musica, dal momento che suona la chitarra ed è un grande appassionato di De Andrè, Battiato e dei Beatles, ma anche gli scacchi, la filosofia e la letteratura: se tra i suoi autori preferiti troviamo Dostoevskij, Camus e Tolstoj, sui social tra i tifosi c’è chi, prima di accorrere al Fortunati ad accogliere gli eroi di Ferrara, celebra la tanto insperata salvezza inviando al capitano azzurro i versi di una poesia di Walt Whitman: “O capitano! Mio capitano! Il nostro viaggio tremendo è finito, la nave ha superato ogni tempesta, l’ambito premio è vinto, il porto è vicino, odo le campane, il popolo è esultante…”

Nell’estate successiva, passa al Benevento, firmando un biennale, tuttavia gioca meno del previsto e fa ritorno al Pavia nell’estate del 2013: di fatto, gli azzurri si apprestano a disputare un campionato di transizione, che porterà all’avvento della serie C unica a tre gironi attualmente in uso, che non prevede retrocessioni. Per gli azzurri, complice anche il disimpegno della famiglia Zanchi al termine della stagione, è di fatto un torneo di amichevoli, che li vede arrivare ultimi sul campo. A Lorenzo va fin da subito la fascia da capitano, ma la sua stagione finisce molto presto, a causa della rottura del tendine d’Achille: rivedrà il campo soltanto ad inizio aprile dell’anno successivo, rientrando tra gli applausi dei pochi supporters azzurri rimasti sugli spalti del Fortunati, nella partita interna contro l’Albinoleffe, terminata 0-3: un risultato che la dice lunga sulla stagione azzurra.
Con l’avvento della proprietà cinese, Carotti viene riconfermato, ritagliandosi il suo bello spazio in un centrocampo composto, tra gli altri, da pezzi da novanta per la categoria come Andrea Rosso e Alex Pederzoli: la stgione termina con la disputa dei playoff per la serie B, che tuttavia gli azzurri perderanno con il Matera.

Lorenzo lascia il Pavia totalizzando 86 presenze e due reti e prosegue la sua carriera avvicnandosi a casa, indossando le maglie della Maceratese, del Fano, dove pur giocando poco contribuisce ad un’altra insperata salvezza dopo quella di Ferrara con gli azzurri, prima di passare alla Jesina, squadra della sua città. Conclude la carriera da calciatore partecipando attivamente all’ascesa nel panorama dilettantistico del Montefano: degno finale di carriera di un centrocampista vero, che resterà sempre impresso nella memoria delle piazze che lo hanno visto giocare. Una carriera costruita passo dopo passo, con intelligenza calcistica e tanto cuore. Oggi allena i ragazzi, trasmettendo loro tecnica, visione e valori appresi in anni di spogliatoio e sacrifici.


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