
Nato a Loano (SV) il 5 febbraio del 1970, l’arcigno stopper della riviera di Ponente ha indossato la maglia azzurra in due fasi distinte, corrispondenti a due epoche diverse, ma che ancora oggi i tifosi pavesi che hanno la fortuna di averle vissute ricordano con immenso piacere, attraverso i racconti di tante partite, momenti e semplici aneddoti che a distanza di anni sfumano nel fiabesco. Iconici, diremmo oggi, e di conseguenza degni di essere tramandati a tutte le generazioni di tifosi. Dopo le prime esperienze in Interregionale con la formazione ligure della Carcarese, Luciano fa il suo esordio tra i professionisti con i toscani del Cuoiopelli nella stagione 89/90, che raggiunge il culmine con le “Notti Magiche, inseguendo un gol, sotto il cielo di un’estate italiana.” In quel periodo, al timone del Pavia, fresco del rientro in C1 dopo due anni di astinenza, c’è la presidentessa Giusy Achilli, mentre il D.G. Carnevali e il D.S. Calzavacca puntano a un campionato di consolidamento, consegnando all’allenatore, Giovanni Meregalli, una formazione di tutto rispetto per la categoria, che riparte da alcune conferme di spessore come Gambino, Gabetta, Baldo, Provvido Massara e Bruzzano sommate ad innesti di qualità come Limonta, Danzè, Allegri, Solimeno e… Luciano Dondo. Sarà una stagione in cui gli azzurri si manterranno costantemente a distanza dalla zona retrocessione, ottenendo due vittorie di prestigio in trasferta a Mantova e a Vicenza, e perdendo in una sola occasione tra le mura amiche del Comunale, intitolato al Cavalier Fortunati proprio nel corso di quella stagione: con il Venezia, che con quella vittoria negò agli azzurri l’accesso alla Coppa Italia dei grandi. In questo contesto, Dondo risulta, insieme al centrocampista Provvido e al bomber azzurro Solimeno, tra i calciatori della rosa azzurra maggiormente impiegati, con 30 presenze. Il difensore ligure si toglierà la soddisfazione di segnare anche una rete in maglia azzurra nella trasferta sul campo del Baracca Lugo.

Le sue ottime prestazioni gli valgono la chiamata in serie B da parte del Pisa, dove tra gli altri condivide lo spogliatoio con diversi calciatori che di lì a breve tempo andranno ad affermarsi nella massima serie nazionale: dal mestierante Chamot, passando per il Cholo Simeone, fino al futuro bomber e bandiera del Torino Marco Ferrante. Dopo tre stagioni all’ombra della Torre Pendente, passando al Fiorenzuola in C1, dove suo compagno di squadra è il futuro azzurro e talent scout Fabio Paratici, prima di venire richiamato dalla famiglia Achilli, che nel frattempo è passata alla guida del Livorno, che milita in serie C2, nel tentativo di risollevarlo, portando al seguito una discreta colonia di ex azzurri, a cominciare dalla coppia gol Schwoch-Scalzo. Nell’estate del ’96 passa al Varese, dove rimane per tre stagioni, al termine delle quali la promozione in C1 è la ciliegina sulla torta: in quella squadra, allenata da Giorgio Roselli – che più avanti allenerà anche il Pavia – militano diversi futuri azzurri come Gheller, Gorini, Tutone e Berretta. Veste le maglie di Pro Patria, Atletico Milan e Cuneo, prima che il D.S. Londrosi, che sta allestendo una squadra avente l’obbiettivo di tornare nel calcio che conta, lo riporta in riva al Ticino.

Quel Pavia, allenato da mister Marco Torresani, centrerà l’obbiettivo in grande stile, rivelandosi la invincible armada del Girone B di serie D: se il trio delle meraviglie Nordi-Rossini-La Cagnina è una macchina da gol (50 gol in 3), Luciano Dondo e Moreno Zocchi in difesa erigono un muro invalicabile. Mister Torresani predilige la difesa a tre: anche nelle stagioni successive accanto a Dondo e Zocchi cambiano gli interpreti ma non la sostanza: al loro fianco si alternano Emanuele Pedroni, Dario Biasi e Aldo Preite ma la retroguardia azzurra resta difficilmente perforabile. La stagione 2000/2001 segna così il ritorno in C2 del Pavia, dopo che nella seconda metà degli anni Novanta era precipitato nei dilettanti, e Dondo si toglie la soddisfazione di realizzare anche due reti: una contro il Fanfulla nella gara di andata alla Dossenina che suggella il perentorio 3-0 che sa di compendio della stagione dove i lodigiani a fine campionato verranno staccati di ben dodici punti, e una contro il Pizzighettone: l’ultimo gol del campionato nell’ultima partita casalinga in un Fortunati gremito all’inverosimile e vestito a festa.

Dopo la partenza di Fabio Ardizzone nella sessione estiva il prescelto per indossare la fascia da capitano al ritorno nei professionisti è proprio Luciano Dondo, che anche nella stagione 2001/2002, dove il Pavia sfiora i playoff, è un titolare inamovibile.

Complice un infortunio patito a metà novembre, nella stagione 2002/2003 il capitano azzurro rimane ai box per diversi mesi ma la sua assenza viene compensata dalla profondità della rosa, dove oltre al confermatissimo Moreno Zocchi e al ritorno dell’esperto Rocco Crippa, in difesa è da registrare l’esplosione del giovane talento Nicola Stocco. Luciano recupera e rientrare per il rush finale: in una bella giornata di metà marzo il Pavia supera agevolmente il Pordenone al Fortunati con un perentorio 3-1 grazie alle reti di La Cagnina, Stocco e Nordi e continua la propria ascesa verso la C1 tenendo a debita distanza il Novara: nei minuti finali esce Crippa e per mettere benzina nelle gambe in vista del momento cruciale della stagione entra proprio Dondo, acclamato dalla curva nord che lo riabbraccia dedicandogli il coro “C’è solo un capitano, un capitano!”. Gli azzurri superano indenni gli scontri diretti: grazie a una punizione di Gheller battono il Sudtirol al Fortunati e non vanno oltre il pari al Piola con il Novara, diretta concorrente: per festeggiare matematicamente la promozione bisogna attendere la partita interna con la Valenzana, che si disputa il sabato di Pasqua al Fortunati. Una partita strana, con gli ospiti che si rendono pericolosi in un paio di occasioni dalle parti di Mandrelli che protegge la propria porta con altrettanti colpi di reni e con gli azzurri che faticano a trovare la via del gol, che subiscono a dieci minuti dalla fine. Sugli spalti la rassegnazione sembra prendere il sopravvento, in campo gli azzurri attaccano, e conquistano un corner: batte Ambrosoni, si accende la mischia e a saltare più in alto di tutti è proprio lui, Luciano Dondo, capitano di mille battaglie, che di testa trafigge il portiere avversario sotto la nord, mentre il Novara cade a Mantova. Ed è così che il Pavia trova nell’uovo di Pasqua quella serie C1 in cui mancava da dodici anni, ed è proprio il suo capitano, che in azzurro poteva già vantare una precedente esperienza più che positiva nella terza serie nazionale in riva al Ticino, a mettere la firma sull’agognata promozione.

Terminata l’esperienza pavese, dopo aver collezionato 128 presenze e 4 reti in maglia azzurra, nell’estate 2003 Dondo torna al Cuneo, in serie D, dove perde la finale playoff, a seguito della quale decide di tornare nella natìa Loano dove con la sua Loanesi vive un finale di carriera da profeta in patria e da attaccante aggiunto dal momento che realizza ben 8 reti: tante quante ne aveva messe a segno nella sua brillante carriera.
Se vi capita di trascorrere un periodo di vacanza o di organizzare una gita fuori porta in Liguria, nella riviera di Ponente, passate da Borgio Verezzi: oltre a perdervi nei suoi caruggi e a contemplare i suoi splendidi panorami vista mare, potreste scovare l’albergo/ristorante del capitano dell’ultima promozione in C1, dove espone la maglia azzurra dell’A.C. Pavia. Quella dei migliori anni della sua carriera…



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