
Nato a Cremona il 25 gennaio 1955, quella da calciatore di Marco Torresani se dovessimo definirla con una canzone potremmo chiamarla Una vita da mediano. Centrocampista davanti alla difesa, diremmo oggi. Cresciuto nel vivaio della città del Torrazzo, esordisce in prima squadra in serie C sotto la guida di Giambattista “Titta” Rota entrando poi stabilmente nel giro dei titolari, prima di passare al Torino, dove viene aggregato alla Primavera granata. Viene ceduto in C2 al Livorno prima di approdare al Parma dove rimane per cinque stagioni conquistando la storica promozione in serie B nella stagione 1978/79 vincendo lo spareggio con la Triestina. Veste la casacca gialloblu anche nel successivo campionato cadetto, terminato con la retrocessione, a seguito della quale si trasferisce al Brescia: con le rondinelle ottiene la promozione nella massima serie, dove mette colleziona 20 presenze e 2 reti, ma anche la stagione 1980/81 si conclude con la retrocessione in serie B. Passa poi alla Pistoiese prima di tornare proprio al Brescia, con cui ottiene una nuova promozione nel 1985: i tifosi del Pavia dell’epoca, con la squadra in C1, ancora oggi si ricordano di un Pavia-Brescia con il Comunale gremito in ogni ordine di posto: Torresani, futuro mister azzurro, in quel 25 novembre 1984 era regolarmente in campo con le rondinelle. Furono però gli azzurri di Ernesto Villa ad avere la meglio: dopo una prima frazione terminata a reti bianche, al vantaggio ospite di Gritti rispondono con un micidiale uno-due che porta le firme di Babbi e Dell’Amico. Conclusa la seconda esperienza con le rondinelle, passa al Foggia, prima di trasferirsi al Fiorenzuola, squadra della quale indossa anche la fascia da capitano, prima della frattura di tibia e perone all’inizio della stagione 1988/89 a seguito della quale decide di appendere gli scarpini al chiodo, e proprio a Fiorenzuola avviene la sua prima esperienza da allenatore, quando subentra a Jacopetti riuscendo a conquistare la salvezza, e due anni dopo, nel pieno della riabilitazione post infortunio, la società decide di affidargli di nuovo la panchina: in due anni ottiene un quarto posto e la prima, storica promozione degli emiliani in C2. Passa poi al Teramo per alcuni mesi e poi al Legnano: coi lilla conquista la seconda promozione della sua carriera, nuovamente in C2.
Ulteriori esperienze in D con Casalese e Montichiari prima di un breve periodo di pausa. Siamo nel bel mezzo del 1998, il Pavia è passato da pochi mesi nelle mani della famiglia Calisti, che nonostante la retrocessione in Eccellenza è già al lavoro per la rinascita delle tradizioni calcistiche cittadine. I Calisti, che da buoni imprenditori edili di costruzioni e ricostruzioni se ne intendono, scelgono come direttore sportivo Massimo Londrosi, che si fa fin da subito promotore della rifondazione azzurra, recandosi proprio presso l’edicola di mister Torresani in quel di Cremona: con la scusa di acquistare un giornale gli offre la possibilità di allenare il Pavia. Il mister di Cremona accetta, scegliendo la piazza non solo per il blasone ma anche per i programmi di rilancio dopo la doppia retrocessione. In quel periodo storico, ancora nessuno immagina minimamente che il nuovo mister proveniente dalla città del Torrazzo sarebbe negli anni diventato il “Lord”, il Sir Alex Ferguson di via Alzaia…

In Eccellenza, quella allenata da mister Torresani è una squadra costruita per vincere, che dopo una buona partenza e qualche battuta d’arresto, compie un’autentica marcia trionfale verso l’immediato ritorno in D, con un ruolino di marcia da record: autentici trascinatori, oltre a Capitan Fabio Ardizzone, sono Ruggero Calzati e Matteo Pastorino, tiratore scelto del girone con 20 reti, che in una recente intervista ha dichiarato di aver “imparato molto nelle due stagioni a Pavia da un tecnico come Torresani”, che gli ha lasciato “insegnamenti importanti per la carriera di mister”. Nei programmi, il primo anno in D dev’essere una stagione di consolidamento, e così è: arrivano Omar Nordi e Josè La Cagnina, che daranno vita ad una delle coppie gol più prolifiche della storia azzurra. Il Pavia recita un ruolo di primo piano, arrivando secondo dietro solo al Super Legnano di Bacchin, che vince il campionato in carrozza ma che gli azzurri si toglieranno la soddisfazione di battere tra le mura amiche di un Fortunati gremito per l’occasione, grazie a una rete di Gianni Rubino. Sono solo le prove generali: l’anno successivo non c’è storia. Sul mercato viene ceduto Pastorino, a sostituirlo sarà Super Mario Rossini, che darà vita assieme a Nordi e La Cagnina al trio delle meraviglie (53 gol in 3!!!)che riporterà il Pavia in C2, distanziando il Fanfulla di ben 12 lunghezze: memorabile lo scontro diretto terminato sul 2-2 in un Fortunati tutto esaurito. Anche al rientro nei professionisti il canovaccio non cambia: ambientamento in C2 nella stagione 2001/2002 e agognata promozione nel campionato successivo (2002/2003), in quella C1 che mancava da 12 anni, ottenuta con tre turni d’anticipo dopo un avvincente testa a testa con il Novara: è il sabato di Pasqua, i piemontesi soccombono a Mantova in pieno recupero, gli azzurri, dopo aver subito gol a dieci minuti dalla fine non smettono di lottare, e grazie a un colpo di testa del loro capitano, Luciano Dondo, fanno il loro ritorno nella terza serie nazionale, e quell’anno sono la prima squadra in Italia a vincere matematicamente il campionato. Per poco la storia non si ripete nel biennio successivo: nella prima stagione di C1 il Pavia lotta, ma sul campo raccoglie meno di quanto seminato, retrocede all’ultimo posto ma il ritorno in C2 viene cancellato dal ripescaggio: mister Torresani viene riconfermato nonostante la retrocessione, il nuovo capitano è Paolo Sciaccaluga, che si era distinto nel girone di ritorno della stagione precedente, dopo La Cagnina partono Nordi e Rossini, che vengono sostituiti da Ciullo e Zizzari: nonostante lo scetticismo della tifoseria il rinnovato e ringiovanito Pavia cresce di partita in partita, fino ad arrivare al terzo posto in campionato, che dà diritto a disputare i playoff per la serie B: memorabile la semifinale di ritorno con il Grosseto dove dopo l’1-1 della gara d’andata in un Fortunati sold out le reti di Zizzari e Fasano lanciano gli azzurri in finale, dove trovano il Mantova di Hubner e Poggi: saranno i virgiliani a salire in serie cadetta dopo che gli azzurri ci sono stati virtualmente per un tempo dopo la rete su calcio di punizione di Sciaccaluga nella gara d’andata. Alla sua ottava stagione sulla panchina azzurra, Torresani e il Pavia riprovano ad inseguire la serie B, questa volta con un attacco d’esperienza guidato dalla coppia Veronese-Chianese oltre che dal rientrante La Cagnina. Gli azzurri questa volta termineranno la stagione al quarto posto e verranno eliminati dal Monza in semifinale. “Torresani Santo Subito”, recita uno striscione dei tifosi azzurri all’avvio della nuova stagione, la nona ed ultima del Lord da allenatore del Pavia: si punta su un gruppo giovane e ad un campionato di assestamento, tuttavia tra novembre e dicembre la squadra incappa in una serie negativa. E nel calcio, in questi casi, spesso a pagare è il meno colpevole: a fine dicembre 2006, Marco Torresani viene sollevato dall’incarico dopo aver portato la squadra in sette anni dall’Eccellenza alle soglie della serie B.

Dopo una breve pausa di riflessione viene ingaggiato in C2 dalla Pro Vercelli, dove ha modo di incontrare il neo retrocesso Pavia da avversario: al Piola i supporters azzurri espongono uno striscione che recita: Lord, Bandi e Ambro nel cuore, segno che il mister e gli ex giocatori di quel ciclo vincente (Bandirali e Ambrosoni nell’occasione, ndr) avranno per sempre un posto speciale nel cuore dei tifosi pavesi.
Passa poi al Crociati Noceto, dove avrà con sè il suo fedelissimo Josè La Cagnina e dove conquisterà una nuova promozione dalla D alla Seconda Divisione (la ex C2): nell’anno successivo incontrerà di nuovo il Pavia da avversario e riceverà dai tifosi facenti parte del gruppo Zuppa Alla Pavese una targa in ricordo dei suoi anni alla guida degli azzurri. Dato statistico curioso: dopo la sua esperienza sulla panchina azzurra, ogni partita in cui Torresani ha incontrato il Pavia da avversario, è sempre terminata con un salomonico pareggio: due 0-0 nell’anno alla Pro Vercelli e due 1-1 nell’anno al Crociati Noceto (dove fra l’altro La Cagnina realizzò il più classico dei gol dell’ex e non esultò).

In seguito, salva il Carpenedolo in serie D ai playout con il Darfo Boario e allena per un breve periodo la Castellana di Castel Goffredo, non riuscendo però nell’intento di salvarla dalla retrocessione in Eccellenza.
A mister Torresani il merito, insieme alla famiglia Calisti che lo scelse nell’estate del ’98, per aver saputo formare, amalgamare e compattare un gruppo straordinario e ancora molto unito, che ha saputo regalare quelle emozioni vere, autentiche e genuine che uno sport come il calcio sa dare non solo ad una città intera ma anche a tutti gli sportivi ed appassionati: parlando di calcio con sportivi e/o tifosi provenienti da ogni parte d’Italia, tante volte negli anni mi sono stupito di come non solo il mister, ma anche parecchi giocatori di quelle bellissime annate, fossero noti al pubblico non solo perchè nomi letti nei tabellini delle partite sfogliando le pagine dei giornali, ma anche per le loro caratteristiche tecniche e per le loro imprese di campo. Guidate da un carismatico Lord in panchina.


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