
Vannacci chiama, Nola risponde sì per l’Italia
Intervista di Adalberto Ravazzani per Pavia Play TV
Carlo Nola è una figura storica della destra pavese. Già protagonista dell’esperienza del Movimento Sociale Italiano e di Alleanza Nazionale, è stato deputato della Repubblica dal 2008 al 2013. Dopo anni di lontananza dalla politica attiva, ha deciso di tornare in campo aderendo al progetto politico legato al generale Roberto Vannacci e al movimento Futuro Nazionale. In questa intervista racconta le ragioni della sua scelta, analizza la situazione politica nazionale e locale e spiega perché ritiene necessario costruire una nuova alternativa per l’Italia e per Pavia.
Dopo anni di assenza dalla politica, dopo l’esperienza da deputato, perché ha deciso di rimettersi in discussione e tornare in campo rispondendo alla chiamata di Roberto Vannacci?
Dopo la mia esperienza parlamentare avevo scelto di allontanarmi dalla politica attiva, osservando da cittadino l’evoluzione del quadro nazionale. Oggi però ritengo che l’Italia stia attraversando una fase particolarmente difficile. Le crisi economiche e sociali si stanno aggravando, i conflitti internazionali generano nuove incertezze e molti cittadini si sentono privi di rappresentanza.
In questo contesto ho visto in Roberto Vannacci una figura capace di interpretare il disagio di tanti italiani. Lo considero un uomo con esperienza, determinazione e capacità di guida. Un generale che può contribuire a rimettere ordine e a riportare al centro l’interesse nazionale.
A Pavia abbiamo riscontrato fin da subito una forte attenzione verso le sue idee. Insieme a Francesco Irianni e ad altri amici abbiamo iniziato a costruire una base organizzativa locale che potesse dare voce a quanti si sentono delusi dall’attuale panorama politico.
Molti elettori di centrodestra non si riconoscono più nelle scelte dei partiti tradizionali. Ma anche numerosi cittadini provenienti dal centrosinistra manifestano una crescente insoddisfazione verso le risposte offerte dalla politica. Per questo ho deciso di rispondere alla chiamata di Vannacci: per contribuire alla costruzione di un progetto che rimetta al centro identità, sicurezza, lavoro e interesse nazionale.
Qual è il suo giudizio sull’amministrazione comunale di Pavia guidata dal sindaco Michele Lissia?
Credo che molti cittadini avessero riposto aspettative importanti nel cambio di amministrazione. Dopo le delusioni maturate durante l’esperienza del centrodestra, ci si attendeva una svolta concreta.
A mio avviso, però, questa svolta non si è verificata. I problemi della città continuano a essere numerosi. Penso alla viabilità, alle infrastrutture, alle opere pubbliche e alle politiche sociali. Pavia sembra procedere senza quella spinta necessaria per affrontare le sfide del presente.
In realtà assistiamo a un fenomeno simile a quello nazionale: una crescente delusione nei confronti sia del centrodestra sia del centrosinistra. I cittadini chiedono risposte concrete e spesso non le trovano.
Per questo ritengo che sia necessario costruire una nuova alternativa. Futuro Nazionale vuole rappresentare una proposta seria, responsabile e radicata sul territorio. Pavia merita un’amministrazione capace di programmare, di ascoltare e soprattutto di risolvere i problemi quotidiani dei cittadini.
Lei ha attraversato molte stagioni della destra italiana: dal Movimento Sociale Italiano ad Alleanza Nazionale, fino al Popolo della Libertà. Perché oggi sceglie il progetto politico di Vannacci?
La mia storia politica è sempre stata coerente. Ho militato nel Movimento Sociale Italiano, sono stato dirigente del Fronte della Gioventù, poi ho partecipato all’esperienza di Alleanza Nazionale e successivamente a quella del Popolo della Libertà.
Non sono io ad aver cambiato idea. Sono stati i partiti a modificare profondamente la loro natura e le loro priorità.
Ho sempre fatto riferimento ai valori della destra nazionale, sociale e identitaria. Negli anni ho assistito invece a una progressiva trasformazione dei partiti, sempre più concentrati sulle dinamiche interne e sempre meno capaci di interpretare le esigenze reali dei cittadini.
Nel 2013 partecipai anche alla fondazione di Fratelli d’Italia sul territorio pavese. Tuttavia lasciai quel progetto molto presto perché non ritenevo che stesse realmente recuperando le radici storiche e culturali della destra italiana. Vedevo già allora la formazione di gruppi dirigenti chiusi e autoreferenziali che finivano per allontanarsi dai problemi concreti del Paese.
Oggi ritengo che il progetto di Vannacci possa rappresentare un’occasione per recuperare quella tradizione politica che molti italiani sentono ormai smarrita.
Quali sono oggi le emergenze che la politica dovrebbe affrontare con maggiore decisione?
Le priorità sono molte e riguardano sia il livello nazionale sia quello locale.
Innanzitutto c’è il tema della sicurezza, che riguarda la tutela dei cittadini, la legalità e il controllo del territorio. C’è poi la questione dell’immigrazione, che necessita di regole chiare e di una gestione efficace.
Esiste inoltre una forte emergenza economica. Le famiglie e le imprese stanno affrontando difficoltà sempre maggiori. La crescita è debole, il potere d’acquisto si riduce e molte attività produttive vivono una situazione di incertezza. Ho sempre difeso i valori della nazione, come faceva Craxi ai tempi di Sigonella, quando si mise coraggiosamente in contrasto con gli Stati Uniti. Proprio perché difendeva l’interesse nazionale, sappiamo poi come la magistratura lo abbia attaccato con un rigore esemplare. Fu proprio dopo quella crisi di Sigonella che iniziarono le prime indagini sulla corruzione dei partiti (tranne il Partito Comunista Italiano, ovviamente), in una dinamica che destabilizzò il clima politico italiano. Oggi, a distanza di decenni, vedo un rischio analogo: il governo Meloni, anziché tutelare l’interesse nazionale, usa risorse per sostenere una guerra pericolosa voluta da questa vergognosa Unione Europea e che ci allontana dai nostri interessi e ci espone a rischi enormi. Questa è una svolta pericolosa:
Serve una politica che torni a sostenere il lavoro, le imprese e la produzione nazionale. Una politica che metta al centro l’interesse degli italiani e che sappia affrontare con pragmatismo le grandi sfide del nostro tempo.
Un altro tema fondamentale riguarda l’educazione e la formazione delle nuove generazioni.
Nella mia esperienza di docente ho potuto osservare una crescente disaffezione verso il senso di responsabilità e verso la partecipazione civica. Le istituzioni devono tornare a essere un punto di riferimento autorevole e credibile.
Quale ruolo può avere Roberto Vannacci nel futuro della politica italiana?
Vannacci ha dimostrato di possedere una straordinaria capacità comunicativa. È riuscito a intercettare temi e sensibilità che una parte significativa della popolazione ritiene trascurati dalla politica tradizionale.
Attraverso il suo libro, le sue iniziative pubbliche e la sua presenza sui social network ha costruito rapidamente un consenso importante. Ha saputo parlare a persone provenienti da esperienze politiche diverse, accomunate dalla volontà di trovare nuove risposte ai problemi del Paese.
La sua forza non consiste soltanto nella comunicazione, ma nella capacità di riportare al centro temi come identità nazionale, sicurezza, sovranità e valorizzazione delle comunità locali.
Per questo ritengo che la sua azione possa rappresentare una spinta propulsiva non soltanto per un nuovo soggetto politico, ma anche per un più ampio processo di rinnovamento della politica italiana. E questo cambiamento deve partire dai territori, dalle città e dalle comunità locali, per arrivare poi ai livelli più alti delle istituzioni nazionali.
Il ritorno di Carlo Nola sulla scena politica rappresenta uno degli elementi di novità nel panorama della destra pavese. Dopo una lunga esperienza nelle istituzioni e nei movimenti della destra italiana, l’ex deputato sceglie oggi di sostenere il progetto politico di Roberto Vannacci e di Futuro Nazionale, convinto che possa offrire una risposta alle crescenti richieste di cambiamento provenienti da una parte significativa dell’elettorato.
Adalberto Ravazzani

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