di Mirko Confaloniera

PAVIA – E’ sempre difficile scrivere articoli di questo genere, è sempre difficile trovare le parole giuste da dire quando una persona che conosciamo da una vita – anche se non la frequentiamo più spesso come in passato – ci lascia, così come ci lasciano tutti i ricordi di quel passato. Chi era Erardo Costa? Beh, per tutti noi che abbiamo studiato all’ITC Bordoni, Erardo Costa era il “Professor Erardo Costa”, il prof. di educazione fisica che abbiamo avuto, che avremmo voluto avere e che abbiamo avuto lo stesso anche se la nostra sezione non era sotto di lui, perché lui era un onnipresente punto di riferimento per tutti gli oltre 1.000 studenti dell’istituto commerciale. Il mio personale ricordo del prof. Costa risale ai primi anni ’90, quando – frequentando la ragioneria pavese – ebbi modo di conoscerlo: mi ricordo fin da subito di una persona solare, gioviale e istrionica, innamorata della sua professione, nonché della sua più grande passione, il basket. Diciamoci la verità: nonostante in quegli anni Pavia vivesse di pane e pallacanestro, e calcava palcoscenici di prima serie, il professor Costa è stato quello che a molti di noi diede la spallata giusta per farci innamorare della palla a spicchi, uno sport forse non per tutti (sicuramente in un Paese dominato culturalmente dal regime del “football”), ma che lui riuscì a trasmetterci dentro, attraverso quella passione che l’ha sempre contraddistinto. Erardo Costa è stato giocatore, poi presidente della mitica Pescagel, l’altro club pavese di quegli indimenticabili anni alle spalle dell’Annabella e della Fernet, e a bordo del campo da gioco ha portato avanti la sua inossidabile ‘mission’ (con una formazione di giovani pavesi riuscì a portare la seconda squadra cittadina dalla serie D alla serie B/2). Dopo il fallimento e la scomparsa della Pallacanestro Pavia 1947, Costa con in mano l’Oviesse Longobardos cercò di ereditare la tradizione cestistica di una piazza che da un giorno all’altro si era ritrovata senza più il grande basket.

Ci volle il sodalizio con un altro grande patriarca del basket pavese, Lele Rosolen, per dare vita nel 1997 alla Nuova Pallacanestro Pavia, quella società che raccolse l’eredità del defunto Basket Pool, e che riportò lentamente Pavia in serie A2, anche se gli inizi non furono facili. Dopo un primo anno abbastanza buono in serie B/1, targato Caffex, arrivarono stagioni dure, dove la pallacanestro rischiò di retrocedere e di sparire di nuovo. Ma il professor Costa non mollò, tenne duro, arrivarono salvezze difficili (come ai playout della stagione 1998/99 contro Padova) e rinascite miracolose con l’ingaggio, per esempio, di quell’allora semi-sconosciuto coach Alberto Martelossi (che poi legò profondamente il suo nome alla piazza di Pavia) e di nuovi giovani talenti in campo, che fecero riavvicinare il grande pubblico in via Treves. Nella stagione 2000/01 il miracolo sportivo più bello: l’ingresso in società di dirigenti come Aldo Di Bella, Gabriele Ripa (che divenne presidente) e di uno sponsor (la Sacil Hlb) che portarono a una stagione indimenticabile culminata con la conquista della Coppa Italia Dilettanti e la vittoria del campionato di serie B (al termine di gara-3 degli spareggi playoff contro Cefalù). La storia seguente la conosciamo tutti: i dieci anni di basket in A2, i giovani Fabio Di Bella e Danilo Gallinari, gli americani e gli stranieri transitati in via Treves, la serie finale contro Pesaro e tanto altro ancora. Ma se abbiamo vissuto quell’indimenticabile decennio un grosso merito va al professor Costa, che ha traghettano il basket pavese in anni non facili e che ha contribuito a porre le basi per una seconda età dell’oro del massimo sport cittadino. Buon viaggio professore, e che la terra le sia lieve!

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