BELGIOIOSO – Era un biscione a bocca asciutta l’originale stemma dei Visconti, ben visibile nel castello di Belgioioso. Una curiosità rivelata per bocca di un geologo, il professor Gianfrancesco Peloso, nel corso di un a serata che il Rotary Club Morimondo Abbazia ha dedicato a “Il lago Gerundo ed altri aspetti geologici del Distretto 2050”. Docente di geologia della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Pavia, Peloso è past president del Rotary Club Pavia Est Terre Viscontee, che ha fondato dopo aver militato nel Rc Belgioioso e S. Angelo Lodigiano. Per Peloso, insomma, Belgioioso e la sua storia non hanno misteri e, infatti, è lui a rivelare un aspetto curioso dello stemma dei Visconti: quello originario è stato ritrovato nella parte trecentesca del castello di Belgioioso durante il restauro della Sala della Bifora, e non c’è alcun bambino in bocca al biscione. Che altro non è se non la rappresentazione del mitologico “drago” del Lago Gerundo: vasto specchio d’acqua stagnante, a regime instabile, situato in Lombardia a cavallo dei letti dei fiumi Adda e Serio, in un ampio tratto di territorio oggi ricadente nelle provincie di Bergamo, Lodi, Cremona e Milano. Secondo la leggenda il dragone fu ammazzato da uno sconosciuto eroe che prosciugò anche il lago. E che altri non era se non il capostipite dei Visconti di Milano che, dopo tale prodezza, adottò come suo stemma l’immagine del biscione. Coniugando il Rotary e con la Geologia, ovvero la branca delle scienze della Terra che studia la Terra e i processi che la plasmano e la cambiano, il docente universitario rotariano ha fatto scoprire che anche la Lombardia ha avuto il suo mostro di Lochness: il drago Tarantasio del Lago Gerundo. Il Lago Gerundo era un vasto specchio d’acqua stagnante, a regime instabile, situato in Lombardia a cavallo dei letti dei fiumi Adda e Serio, in un ampio tratto di territorio oggi ricadente nelle provincie di Bergamo, Lodi, Cremona e Milano. Poco o per nulla descritto dalle fonti antiche, conosciuto più per tradizione orale, secondo i dati geologici tale lago sembrerebbe esistito quanto meno in età preistorica. Il suo nome deriva dalla géra o “ghiaia”, oppure gérola, “sasso”, poiché proprio i gerali la fanno da padroni in questo territorio, che già 5 mila anni fa non era dissimile da come si presenta adesso. Fatto sta che la fantasia popolare narra che un tempo nelle acque del Lago Gerundo vivesse un drago di nome Tarantasio che, avvicinandosi alle rive, faceva strage di uomini e soprattutto di bambini e che ammorbava l’aria circostante con il suo alito asfissiante. “Le esalazioni in effetti dovevano esserci davvero – ha spiegato il prof Peloso -, ma causate dalla presenza nel sottosuolo di metano e di idrogeno solforato”. Un fenomeno misterioso per la popolazione che, pertanto, incolpava il fantomatico mostro. Che secondo la leggenda fu ammazzato da uno sconosciuto eroe che prosciugò anche il lago. E che altri non era che il capostipite dei Visconti di Milano che, dopo tale prodezza, adottò come suo stemma l’immagine del biscione. In realtà la bonifica del territorio, favorita anche da assestamenti geologici, fu in realtà fatta dai monaci delle abbazie vicine, esperti conoscitori di opere idrauliche.
Silvia Lodi Pasini





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