CASARILE – Si chiama Giuseppe Roccato, abita a Casarile e tra pochi giorni compirà 74 anni il più talentuoso esponente di UrbeX, che ha al proprio attivo anche una mostra nella Sala Consiliare del Castello di Binasco dove ha esibito i più suggestivi scatti di rovine abbandonate di cascine, fabbriche, manicomi, luoghi di cura, ville e angoli nascosti del tessuto urbano. Sì, perché Urbex altro non è che l’abbreviazione di “urban exploration”: oggi disciplina fotografica, che consiste nell’esplorazione del territorio antropizzato e in particolare di quello urbano, alla ricerca di luoghi una volta molto vissuti e significativi per la società, ma col tempo caduti in disuso, abbandonati e ripresi in possesso dalla Natura. Non a caso si intitola “Relicata Loca il fascino dei luoghi abbandonati” il volume che Roccato ha autoprodotto, risultato della passione fotografica che ha nutrito fin da bambino e che negli anni si è evoluta fino a trasformarlo appunto in un esploratore urbex. “L’Italia conta migliaia di luoghi abbandonati che hanno perso la loro destinazione d’uso e non sono neanche oggetto di progetti di recupero ma che tuttavia meritano di essere ricordati e valorizzati – spiega Roccato –. Credo che l’Urbex sia un modo efficace e originale per apprezzare questi luoghi, farli conoscere al vasto pubblico e sottrarli al loro decadimento. Quando si entra in un luogo abbandonato è come se il mondo esterno sparisse e il tempo si fermasse”. Come alla trecentesca Cascina S. Maria di Binasco, più nota come la “cascina di ferro” o il cotonificio Penelope e il manicomio del Dott.Rossetti. A parte la cascina di Binasco, tutti i luoghi visitati e fotografati hanno nomi di fantasia. Roccato, infatti, evita di indicare le località esatte, per scongiurare che sprovveduti emuli si introducano in proprietà private non accessibili senza permesso, ma soprattutto pericolose in quanto inagibili. Roccato lavora molto sulla post produzione: parte da uno scatto di base e poi lo lavora, per rendere al meglio le emozioni che il luogo gli ispira. Con risultati a dir poco strabilianti.
Silvia Lodi Pasini

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