Pubblichiamo una riflessione che ci è stata inviata da Adalberto Ravazzani, a seguito dei gravi fatti accaduti nella notte di sabato.
A Pavia siamo oltre il limite. E continuare a far finta di niente è diventato inaccettabile.
Sabato notte c’è stata un’altra tragedia. Un’altra vita spezzata. E ogni volta la stessa scena: sgomento, dichiarazioni, parole di circostanza, promesse di interventi. Poi passa qualche giorno e tutto torna come prima. Anzi, peggio di prima.
Perché il problema non è più episodico. È strutturale.
Il centro è fuori controllo in certe ore e in certe zone. Lo dicono i cittadini da anni, lo vedono tutti quelli che lo vivono davvero: risse, aggressioni, abuso di alcol tra giovanissimi, spaccio sempre più visibile, gruppi violenti come i maranza che dettano legge in strada. E una sensazione costante di insicurezza che si è ormai normalizzata.
Via Volturno, Strada Nuova, Piazza Cavagneria, Piazza Vittoria, Via Comi, tanto per citarne alcune. Non sono nomi messi a caso. Sono diventati simboli di una città che ha progressivamente perso il controllo di sé stessa, almeno in alcune fasce orarie.
E la cosa più grave è che non è che nessuno sapesse. Tutto è stato segnalato e documentato. Ripetutamente. Per anni. Da cittadini, commercianti, residenti. Il problema ignorato dalla giunta di centrodestra prima, minimizzato, rimandato dalla giunta di centrosinistra oggi.
E adesso la domanda è inevitabile: ma cosa si stava aspettando esattamente? L’ennesima tragedia?
Perché qui non basta più dire “servono più controlli” dopo ogni fatto grave. Non basta più indignarsi a posteriori. Non basta più scaricare la responsabilità su generiche dinamiche sociali mentre la situazione peggiora sotto gli occhi di tutti.
Serve ammettere una cosa semplice: si è arrivati troppo tardi.
Troppo tardi con la prevenzione.
Troppo tardi con la presenza sul territorio.
Troppo tardi con la gestione del degrado.
Troppo tardi nel prendere sul serio quello che i cittadini dicevano da anni.
E mentre si discuteva, mentre si rinviava, mentre si minimizzava, la città cambiava volto. E non in meglio.
Ora però non servono più parole vuote. Non servono più comunicati. Non serve più il copione già visto dopo ogni episodio.
Serve una risposta vera. Continua. Concreta. Visibile.
Perché una città non può vivere in questo stato di allarme permanente. E soprattutto non può abituarsi a leggere certe notizie come se fossero ormai inevitabili.
Se siamo arrivati qui, qualcuno deve avere il coraggio di dirlo chiaramente: così non va. E così non può continuare.#pavia


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