Nato a Venezia il 28 febbraio 1974, difensore centrale abile nell’impostazione, nell’uno contro uno, nella marcatura a uomo e nel gioco aereo e dalle spiccate doti di leadership, Edoardo Gorini cresce nella Serenissima, nel quartiere di Dorsoduro. Non è il classico uomo di spogliatoio che si forma esclusivamente sul campo: cresce imparando a far coincidere gli impegni tra studio, campo e un’eredità musicale familiare che aiuta a comprenderne uno stile umano, educato ad andare in profondità nelle cose, prima ancora che professionale, ed è laureato in storia alla Cà Foscari con una tesi sui castelli medievali.
Calcisticamente cresce nelle giovanili degli arancioneroverdi, ma si sa, non in molti riescono ad essere profeti in patria, concetto estendibile al mondo del calcio e dello sport: Edoardo, infatti, nonostante la trafila nelle giovanili, non esordisce mai in prima squadra con la maglia della squadra della sua città natale.
Per molte persone eventi del genere posssono essere delle cicatrici, tuttavia, per molte altre, diventano un punto di ripartenza, di riscatto, di rivincita. La carriera di Gorini, infatti, si costruisce altrove, lungo un itinerario professionale fatto di categorie dure, campi caldi e difficili, ma soprattutto, di continuità. Dopo una stagione con i dilettanti del Corsico (93/94), lo notano gli osservatori del Varese che lo ingaggiano al termine del campionato: diventerà uno dei giocatori più rappresentativi del club biancorosso, vestendo questi colori dal 1994 al 2003 ed essendone ancora oggi il recordman di presenze: 252, impreziosite da ben 19 reti.
Con il Varese vince la Coppa Italia di Serie C nel 1995 ed ottiene la promozione in C1 nel ’98. Stiamo parlando di un gran bel Varese, calcisticamente parlando, che ha scritto importanti pagine di storia della terza serie nazionale. Edoardo, tra gli altri calciatori in rosa, condivide lo spogliatoio con diversi Nostri Eroi Azzurri, cominciando dal portiere Christian Berretta, passando per i difensori Luciano Dondo, Mavillo Gheller, Alberto Gruttadauria e soprattutto quel Roberto Bandirali che poi ritroverà anche a Pavia: insieme ad Aldo Preite comporranno una linea maginot pressochè insuperabile per due stagioni. Tra gli altri ex azzurri che Gorini incontra a Varese ricordiamo anche Fabio Spaziani, Luca Tutone, Matteo Ambrosoni e Super Mario Rossini. A completare l’ossatura di quell’ottima squadra troviamo anche nomi che hanno saputo imporsi ai vertici del calcio italiano, come il portiere Stefano Sorrentino che ha fatto una grande carriera in A togliendosi lo sfizio, con la maglia del Chievo Verona, di parare un rigore all’Allianz Stadium nientemeno che a Cristiano Ronaldo, e poi Federico Balzaretti, in campo duttile terzino che ha indossato le maglie di Torino, Juventus, Fiorentina e Roma, attualmente commentatore di Dazn, e infine il centravanti Dino Fava Passaro, che tanti fantallenatori sicuramente ricorderanno per una splendida annata ad Udine, nella quale mise a segno gol a grappoli.
Dopo una parentesi all’Albinoleffe, Edoardo Gorini approda al Pavia, che veniva da una stagione difficile terminata con la retrocessione in C2, sanata ad agosto dal ripescaggio, a seguito del quale il forte centrale difensivo è il primo colpo ufficializzato dagli azzurri, già forti dell’accordo con il giocatore, che, come accennato sopra, darà vita a una retroguardia a tre molto solida con Preite e Bandirali. Ricorda il giocatore in un’intervista facilmente reperibile in rete: “Ero all’Albinoleffe, dove ho giocato un anno in serie B. Anche se la società non voleva confermarmi avevo un altro anno di contratto. C’era la richiesta del Pavia, appena retrocesso in C2. Alla fine, quello che ha determinato la scelta di trasferirmi è stato proprio il ripescaggio. Sono arrivato più o meno a Ferragosto e il primo che mi ha accolto è stato il dirigente Carlo Gasio: finalmente sei arrivato, avevi fatto il fenomeno perchè non volevi venire in C2, mi disse. Siamo diventati amici e ci sentiamo ancora adesso.”

In panchina trova il confermatissimo Marco Torresani, in campo è un Pavia giovane, propositivo e manovriero: è il Pavia dei gemelli del gol Ciullo-Zizzari, di Sciaccaluga numero dieci e capitano, di Ceccarelli e Ciccio Cardamone a dare vivacità ed imprevedibilità sulle fasce, di Todeschini, Papini e Lunardini “tutti ini”, suffisso che ha sempre portato bene in casa Pavia (prossimamente un articolo speciale), di Bressan e Reggiani che si alternano a difendere i pali degli azzurri. Un Pavia sul quale nessuno avrebbe scommesso un euro (sì, erano i primi anni della moneta unica, ndr) ma che parte forte, vincendo ad Acireale e all’esordio al Fortunati con la Fidelis Andria, in mezzo soltanto lo stop di Frosinone e a seguire le vittorie una dietro l’altra con Novara e Prato, squadre che pochi mesi prima, all’ultima giornata di campionato, si resero protagoniste di un biscotto che molti tifosi ancora ricordano, che sancì la retrocessione del Pavia: dopo il ripescaggio, anche il calendario ha voluto rendere giustizia agli azzurri, che vincono e convincono: memorabili le vittorie con la Lucchese, a seguito della quale il Pavia è solo al comando, e con lo Spezia, forse il più bel Pavia della stagione: nell’occasione, Edoardo Gorini trova il primo dei suoi nove gol con gli azzurri con un bellissimo colpo di testa. Complice qualche infortunio di troppo, Edoardo mancherà agli azzurri proprio nel momento culminante della stagione. Gli azzurri arrivano terzi in campionato e conquistano i playoff per la serie B, Gorini salterà le semifinali col Grosseto, riuscendo a rientrare per la finale con il Mantova, dove tuttavia non è al meglio e commette alcuni errori che si riveleranno fatali per l’esito finale. Dopo la punizione di Sciaccaluga per il momentaneo vantaggio del Pavia, gli azzurri sono virtualmente in B, tuttavia saranno i virgiliani a ribaltare nettamente il risultato e ad aggiudicarsi il doppio confronto e a salire in cadetteria.

Edoardo viene riconfermato anche per la stagione successiva (2005/2006), il suo alla prima giornata a Cittadella su calcio di rigore – è uno dei rigoristi della squadra già dall’anno precedente – è il secondo gol del campionato degli azzurri, che al Tombolato si impongono con un corsaro e sonoro 3-0.
In questa seconda stagione in riva al Naviglio, Edoardo si fa apprezzare come difensore goleador: fondamentale il gol del pari di testa sugli sviluppi di un calcio di punizione nella vittoria interna in rimonta al Fortunati con la Salernitana e contro la Pro Sesto in una partita che vale la strada spianata verso i playoff per il secondo anno consecutivo, concludendo la stagione al quarto posto. L’avversario stavolta è il Monza, che eliminerà gli azzurri in semifinale. Tra i gol di Gorini ce n’è anche uno che scaturisce da un episodio piuttosto curioso, che potremmo definire uno dei prodromi del Var: siamo nella stagione 2005/2006, al Fortunati si gioca Pavia-Sambenedettese, è il giorno dell’esordio di Vincenzo Chianese in maglia azzurra e del cinquantesimo gol con la maglia del Pavia di Josè La Cagnina (nella foto sottostante, Josè esulta proprio insieme a Edoardo) che porta avanti gli azzurri esultando in maniera polemica nei confronti di alcuni supporters che lo avevano punzecchiato: la Samb spreca un’occasione clamorosa per il pareggio, nei minuti finali Meggiorini penetra in area e viene messo giù. Inizialmente l’arbitro non concede il penalty: ne nasce un parapiglia con i giocatori del Pavia che accerchiano il direttore di gara, si fa portavoce di tutti Sciaccaluga, che da buon capitano, ripete più volte “se c’è stato un fallo in area ci deve essere anche il calcio di rigore”: chi era sugli spalti quel giorno come il sottoscritto ricorda di aver udito perfettamente queste parole, poi battute anche dalla stampa locale. L’arbitro allora decreta il calcio di rigore: proprio Gorini si presenta sul dischetto e lo trasforma.

Dopo 56 presenze e 9 gol con la maglia del Pavia, passa al Ravenna insieme ad altri ex azzurri (Sciaccaluga, Fasano, Calzi, Chianese) i quali contribuiscono alla vittoria del campionato di C1 e dunque alla promozione in serie B dei ravennati, dimostrando che quanto fatto nelle annate precedenti non era frutto del caso. Nel 2007, per Edoardo comincia un’avventura molto lunga ed importante con il Cittadella, dove ottiene nuovamente la promozione in serie cadetta, stavolta passando attraverso i playoff, e negli anni seguenti, pur non venendo impiegato con continuità, si rivela un importante uomo spogliatoio, sia quando la squadra lotta quasi inaspettatamente per un posto nella massima serie, sia quando si tratta del mantenimento della categoria.
Dopo aver collezionato 81 presenze con la maglia del Cittadella, appende gli scarpini al chiodo all’età di 39 anni ed entra subito a far parte dello staff tecnico dei granata, scalando negli anni le gerarchie: nel 2014 diventa vice allenatore e sette anni dopo, a seguito delle dimissioni di Venturato, viene nominato primo allenatore, salvando tranquillamente la squadra per tre anni. Viene esonerato a ottobre 2024 a seguito di una crisi di risultati, ma il tempo per fermarsi è davvero poco: nel 2025 arriva la chiamata del Treviso, in cerca di riscatto dopo diversi anni bui: Edoardo guida la squadra alla vittoria del girone C di serie D con ben quattro giornate d’anticipo.

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